QUANTI RICORDI!

Matrimonio
Foto di famiglia

Pur essendo ancora giovane, ho un bagaglio non indifferente di ricordi: la vita in cinquant'anni è cambiata in modo pazzesco!
Eccone alcuni...

Avevo degli amichetti che venivano vestiti con la veste di un Santo, ad esempio S. Antonio, S. Gabriele, S. Teresa, quando i genitori erano convinti di aver ricevuto qualche grazia.

Che paura faceva "lu Mamau"! Chissà chi era ma bastava che la mamma dicesse "mo vene lu mamau" e via andavo subito a letto.

Non c'erano i riscaldamenti e neanche l'elettricità: i lumi a petrolio diffondevano una fioca luce e si portavano da una stanza all'altra.

Le lenzuola gelide del letto venivano riscaldate con "lu scarfaliettu" riempito di carboni ardenti.

Mio nonno usava la camicia da notte ed un berretto con il pon pon

Quante mosche a quei tempi!
Per ammazzarle si usava la"pompa te lu fritti" che conteneva DDT; dopo aver fatto i lavori di casa si spruzzava in tutte le camere e si chiudevano porte e finestre per un quarto d'ora circa.

La casa dei nonni, un po' come tutte, aveva un bel pozzo e per tenere la roba fresca, la si calava giù avvolta in una rete.

fontana

L'acqua veniva distribuita dall'acquaiolo "lu Pici te l'acqua" ma chi non poteva pagarla, andava alla fontana portando "la menza"
Qualche volta con una delle mie zie andavo alla fontanina nei pressi della chiesa della Purità, l'unica che ancora oggi sopravvive.

Come mi divertivo a sbucciare le fave e con le scorze fare gli anelli; i cocomeri prima di essere mangiati diventavano pozzi e si riempivano d'acqua. Le ciliegie fungevano da orecchini

Quando si aveva qualche "lira" si andava dalla "Vata piri piri" a comprare pesciolini di liquirizia o caramelline di menta.

E le galline? E i pulcini? La nonna in terrazza aveva il pollaio, io l'aiutavo a pulirlo e a dar da mangiare agli animali. Che buone le uova fresche per colazione!

Il pane si faceva in casa, poi veniva il fornaio a prendere i vari pezzi e li riportava caldi e croccanti.
Se penso che non venivano neanche coperti!
La mia colazione era una bella fetta di pane caldo caldo condita con qualche goccia di buon olio

Con i cuginetti giocavo "alla scundutula" (nascondino). Bisognava essere almeno in tre, uno faceva la conta fino a trentuno dando agli altri il tempo di nascondersi. Bisognava, gridando "vittoria" raggiungere il muro per non prendere il posto di chi aveva fatto la conta.

Ricordo la "stibbula di una mia zia: era l'esposizione di tutta la roba che aveva avuto in dote. Sul letto, sulle sedie o appesa alle corde in tutte le stanze la roba faceva bella mostra di sť per essere vista dalla futura suocera ed anche dai parenti. Per controllare che ci fosse tutto bastava dare un'occhiata "allu stizzu" (elenco su carta)

Titti pagliarini a scuola
Io sono la prima ragazza in piedi in prima fila sulla sinistra.

A scuola usavamo la penna con il pennino e sul banco di legno c'era un foro per mettere l'inchiostro; era facile fare delle macchie e si usava la "cartaasciuga" per asciugarle.

Per giudicare gli scolari si usavano i giudizi: bene, benissimo, male, malissimo. Se poi uno non studiava sul quaderno il maestro disegnava uno zero e lo crociava: era uno "zero spaccato"

Ricordo anche una punizione durissima per gli studenti indisciplinati e svogliati: venivano portati in giro per le classi con un cartello appeso alla spalla sul quale era stato scritto "asino"

Una punizione da me subita è stata quella di aver pagato la multa di cinque lire e di essere stata messa dietro la lavagna per un compito fatto bene che però l'insegnante era sicura che me lo avesse fatto mio padre.

Che sofferenza indossare il grembiule nero, per giunta il mio aveva l'elastico in vita così sembravo cicciottella e come se non bastasse avevo anche il fiocco bianco in testa. Che orrore!

Titti pagliarini a scuola
Io sono la bambina vicino alla maestra.

Le classi erano numerosissime; quaranta, quarantacinque alunni e non solo studiavamo ma nel pomeriggio venivamo mandati ad imparare un mestiere .Eravamo "tascibbuli" (discepoli) presso barbieri o falegnami se maschietti; se femminucce si andava alle "mesce" del ricamo o del cucito. Alla fine della scuola questa pratica si faceva anche al mattino

Titti pagliarini prima comunione

Della mia prima comunione ho un ricordo dolcissimo; conservo ancora oggi la bomboniera in plastica, eppure a quei tempi era il meglio. Nei giorni precedenti la Festa bisognava condurre una vita semplice e sana, senza distrazioni, anche i giochi e le letture erano sconsigliate per non cadere in qualche "peccato".


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